8.18


8.18 metri: a tanto è arrivato il livello del Fiume all’idrometro di Boretto. Considerato che le stime dei giorni precedenti, poi corrette al ribasso, davano una misura di 8.50, è andata molto bene.

Che non fosse una piena storica si era intuito subito ma lo spettro del 2000 era dietro l’angolo pronto a destare i ricordi di tutti noi.

Mancavano alcuni elementi per far sì che si verificassero le stesse condizioni di 14 anni prima: non c’era acqua alta a Venezia e questo significa che il caro Mar Adriatico poteva ricevere senza problemi le enormi masse d’acqua del Po, e non ha piovuto in maniera considerevole sul nostro appennino, permettendo ai torrenti/affluenti Crostolo, Enza e tutti gli altri, di raggiungere livelli sì di attenzione ma non di criticità.

Il livello di guardia 3, a Boretto, è identificato a 6.50 mt sullo 0 idrometrico, misura che si è raggiunta nella giornata di venerdì 14 novembre e infatti a quel punto è scattato il piano della Prefettura secondo cui sono da presidiare gli ingressi nelle aree golenali per evitare che qualche curioso si metta in pericolo.

Sono così cominciati i turni di guardia di 4 ore ciascuno a coppie di volontari regolarmente iscritti alla Protezione Civile Bentivoglio. I turni dalle 8 alle 20 scorrevano piuttosto veloci: si facevano due chiacchiere con la gente del posto che veniva e guardava la golena asciutta e che puntualmente evocava quei giorni di ottobre 2000 in cui il livello dell’acqua pareggiava quasi quello dell’argine maestro. I servizi dalle 20 alle 8 del mattino invece scorrevano più lentamente e allora ci si inventava qualcosa per far passare quelle 4 ore. Al rientro in sede dopo il turno si chiedevano informazioni ai volontari presenti in segreteria, a chi gestiva le radio, si volevano sapere le previsioni e i numeri facevano un po’ paura: 8.50 sono le previsioni di AIPO (l’Agenzia Interregionale per il fiume PO). Niente a che vedere con i 9.06 metri raggiunti alle 8 di mattina in quel lontano, ma molto vivido, 19 ottobre 2000, ma comunque una quota di tutto rispetto.

I primi giorni tutto scorre regolarmente, gli argini golenali, di proprietà privata, tengono bene. La loro altezza media è di circa 7.70 e si sapeva che prima o poi l’acqua avrebbe iniziato a tracimare. La seconda ondata di piena il cui inizio è previsto per domenica, puntualmente  si presenta e intorno alle 12 del 16 novembre il livello inizia a risalire di nuovo.

Consapevoli del fatto che se l’acqua fosse arrivata contro l’argine maestro sarebbero cambiati gli scenari richiesti dalla Prefettura, in sede si è cominciato a prevedere le squadre che a gruppi di 3 elementi ciascuna, avrebbero pattugliati gli argini alla ricerca di infiltrazioni, fontanazzi e altri elementi di pericolo.

Alle 23.28 di Lunedì 17 novembre tutto cambia: l’argine golenale in località livello, poco più avanti del “Casòt dal bel Usèl” non regge alla pressione e cede di schianto. Poche decine di minuti e l’acqua invade la golena tra il livello e l’argine del crostolo con una potenza inimmaginabile, si sentono, stando  sull’argine maestro, le pioppe che esplodono una dietro l’altra. Sembra che qualcuno ci stia giocando a bowling. E Poi c’è l’acqua, la si vede turbinare, trascinare tronchi interi, pallet, un boiler e qualsiasi cosa incontri per la sua strada. La si vede salire a vista d’occhio, centimetro dopo centimetro e il rumore che faceva difficilmente si può scordare.

Chi vi scrive era in auto con il sindaco Bergamini, il presidente dell’associazione Bentivoglio, Roberto “Bobo” Soliani” e con il tecnico comunale Domizio Aldrovandi, che per primo espresse il dubbio: “secondo me ha rotto in due punti. Si sente un rumore troppo strano”. Abbiamo girato tutto l’asse dell’argine maestro partendo prima dal livello poi spostandoci appunto, verso “porto vecchio” e lì si vedeva l’acqua muoversi molto più velocemente di quanto non dovesse fare, a conferma che i dubbi di Aldrovandi fossero fondati.

Questo scenario cambia ovviamente la carte in tavola: si smette si presidiare gli ingressi golenali e si inizia a pattugliare gli argini. Le squadre invece che da 2 persone sono composte da 3 elementi: uno controlla la sommità per verificare frane/crepe a lato golena, uno controlla lo spallone arginale per evidenziare infiltrazioni e il terzo cammina a piede dell’argine a controllare la presenza di fontanazzi. Servono molte più persone, preparate a saper distinguere una presenza d’acqua potenzialmente dannosa da una innocua, formata ad esempio da semplice acqua piovana.

Iniziano i pattugliamenti al mattino presto del 18 novembre; la prefettura, d’accordo con i Sindaci, decide per la chiusura totale dell’argine maestro mentre il ponte Boretto-Viadana era chiuso dalla sera prima. Si susseguono le chiamate dei cittadini che avvisano che il proprio pozzo “butta su” acqua. I tecnici comunali allora, coadiuvati dai tecnici volontari della Bentivoglio, fanno sopralluoghi, interventi e valutazioni. Spesso la situazione si risolve con un nulla di fatto, altre volte occorre intervenire. Come nel caso del pozzetto (piezometro http://it.wikipedia.org/wiki/Piezometro ) nei pressi del distributore IP che faceva parte di una serie di studi effettuati dalla Provincia sulle falde acquifere del sottosuolo. Un altro intervento degno di nota è quello effettuato in campagna dalle parti di via Scaglioni: un vecchio pozzo artesiano ha iniziato copiosamente a buttare acqua di faglia e i tecnici di AIPO, assieme a quelli comunali, hanno pensato fosse meglio procedere all’intubazione tramite due plinti a sezione quadra di cemento. Due dei nostri volontari sono intervenuti anche in occasione della riapertura del fontanazzo storico di Boretto, nei pressi del raccordo con la variante Cispadana con il porto di Pieve Saliceto e hanno fornito il loro parere ai “colleghi” borettesi e ai tecnici AIPO. Gli stessi volontari hanno più volte verificato che sull’argine del Crostolo, per il quale Prefettura e AIPO non hanno richiesto un servizio di guardiania, non ci fossero criticità in alcuni punti che in passato hanno rappresentato punti deboli.

Una sgradita sorpresa è stata quella di trovarci un fontanazzo dietro casa, nel cortile del comune, ben visibile dalla finestra della nostra sede. Si tratta di una risalita storica che si era manifestata già nel ’51 e poi era sparita nel nulla. Fontanazzo formatosi poi con il fiume già in calo, aspetto davvero curioso.

Con l’arrivo dell’acqua in golena, come ho detto, è cambiato lo scenario ed è stato il momento di allestire la nostra cucina da campo nel cortile della scuola, organizzando una mensa per i tanti volontari che venivano anche da fuori provincia, dentro la palestra.

Ci siamo resi conto che tra i turni sull’argine (3 persone, per 5 tratti, ogni 4 ore), i volontari impegnati in mensa e nella viabilità (chiudere un argine intero comporta delle pesanti modifiche al traffico veicolare) avremmo avuto bisogno anche di una mano dall’esterno così, dopo un incontro tra Soliani e Bergamini, quest’ultimo si è preso la responsabilità come rappresentante del Comune, di chiedere l’aiuto dei cittadini e assicurarli facendoli firmare un apposito modulo col quale si rendevano disponibili per fare turni di servizio. Di questo siamo grati al Sindaco per la scelta e ai cittadini per aver risposto in massa al nostro appello (sono stato 125 quelli che si sono presentati in comune a dare i propri dati e comunicarci la loro disponibilità).

I servizi di guardiania arginale si sono susseguiti giorno e notte fino a quando il fiume è sceso sotto il livello di “allerta 3” di 6.50 metri, nella serata di venerdì 21 novembre.

scala_criticità_Po_2014

Ancora una volta, il Grande Fiume ci ha ricordato che siamo ospiti, graditi ma pur sempre ospiti; e se lui dovesse avere bisogno di spazio, saprebbe già dove andarselo a prendere, con o senza il nostro consenso.

Portiamo rispetto per la natura: l’unica cosa che possiamo fare è cercare di usare al meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione per non farci sopraffare dal nostro ingombrante “padrone di casa”.

Anche questa volta, l’unione ha fatto la forza.

Grazie a tutti.

 

Andrea Scanarini, volontario.

L'andamento della piena nei giorni di emergenza

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